Dichiarazione di Missione… Se Dio è buono, perché esistono «Male» e «Inferno»?

Inizia così l’avventura di un ragazzino di campagna del basso Friuli, tra una pedalata nei campi in cerca di nuovi amici tra piante e animali, e zappare l’orto nella casa che il papà aveva costruito con le sue mani, mattone dopo mattone, per dare riparo a lui, sua sorella Marzia e mamma Teresa (questa è una lunga storia, ma anche una dichiarazione di missione).

La fase della scoperta

A dire il vero ogni tanto smontavo e rimontavo biciclette, elettrodomestici e vecchie radio con le valvole spaccando tutto e lasciando attrezzi e materiale in giro per il garage… e questo faceva imbestialire non poco mio padre.

Per fortuna, nonostante tutte le mie scorribande a volte esagerate, papà non ha mai permesso che si assopisse in me l’entusiasmo per la vita, per fare nuove esperienze costruttive e anche il mio eccentrico desiderio di andare oltre lo status quo, se non altro per “metterlo alla prova”.

Non poteva che finire in razionalità, o almeno è questo che per molti anni ho creduto essere il tratto principale del mio carattere… 

Questa personalità, coltivata fin da bambino, mi ha portato molto presto ad amare la matematica e ad un approccio scientifico alla conoscenza e alla vita.

Già, scientifico… una parola che dà un certo senso di sicurezza, di cammino senza pericoli, di scelte oculate e sagge… di lì a poco anche questa “certezza” si sarebbe infranta, con grande rumore, come un’onda su uno scoglio di dura roccia.

Che cosa ha spinto un ragazzino di poco più di dieci anni, in un caldo pomeriggio di mezza estate, a prendere la bicicletta che di solito usava per andare a comprare il latte dal contadino col tipico contenitore dal tappo blu, oppure per andare a giocare a calcio in paese, o a “servire messa” come chierichetto, cosa lo ha spinto quel giorno a puntare dritto verso la canonica con nella testa una domanda “da grandi”?

E poi, ragazzino timido e schivo com’ero, dove ho trovato il coraggio di farlo e partire senza nemmeno dire ai miei cosa andavo a fare?

Sinceramente non lo so proprio, so solo che ricordo ancora distintamente che in pochi minuti ero già in canonica, ho suonato, e con il cuore in gola per l’emozione dell’intuizione e della domanda a cui tenevo tanto, attendevo con trepidazione di incontrare il Don.

Il parroco dall’altro capo del citofono mi stimava molto, o almeno io l’avevo sempre pensato; partecipavo molto attivamente alla vita della parrocchia, ero un chierichetto esperto dato che lo facevo da diversi anni, mi prendevo cura anche dei novelli che prendevano servizio, ero sempre disponibile: sabati, domeniche, anche in casi eccezionali durante la settimana e per chiamate “dell’ultimo minuto”.

Perché? 

Perché mi piaceva, per me era un servizio importante e i miei genitori erano felici di questa mia dedizione: caspita, in fin dei conti servivo Dio direttamente, per me era un onore e un privilegio.
Il Don era un punto di riferimento per tutti in paese, e ovviamente lo era anche per me: sempre così sicuro di sé, sempre con la risposta pronta per risolvere ogni dubbio o problema, sempre così autoritario ma contemporaneamente dolce nel concederci qualche giocata in più a ping-pong o a calcio balilla nel patronato.

Mi aveva insegnato tutto su come si “serviva Messa”, su Gesù e il suo amore universale, sulla comunione e la confessione. 

Mi aveva insegnato le prime preghierine, mi aveva persuaso a recitarle la sera prima di dormire, anche se non era usanza a casa mia, e mi aveva insegnato a ringraziare Dio perché la mattina riaprivo gli occhi: era solo grazie a Dio che questo era possibile, così come era solo grazie a Lui se ogni giorno sorgeva il Sole e ogni primavera risbocciava la vita nella Natura.

Così non avevo dubbi… il Don avrebbe capito i miei dubbi e avrebbe subito risposto alla mia domanda, con la sua solita saggezza.

“Chi è”?
“Sono Tiziano, Don ho una domanda importantissima da farle…”
Un attimo di silenzio, probabilmente un attimo perché sinceramente a me era sembrato lungo come l’eternità, e poi: “Ma ti sembra l’ora? Sono le 3 del pomeriggio!”
“Ha ragione Don, mi rendo conto, ma è stato più forte di me, è importante, non riesco a tenerla più dentro…”
A quel punto apre la porta e io comincio a salire le ripide scale di pietra, forse due o tre rampe enormi, finché lo intravedo dal basso.
“Ma di cosa si tratta Tiziano?”

Troppo impaziente per trattenermi ancora, lanciai il mio domandone ancora tutto sudato dalla corsa in bici sotto il sole cocente di agosto e trafelato per la corsa su per le scale: “Don, ma se Dio è buono allora è impossibile che esista la dannazione eterna! Come fa a esistere un Inferno per sempre? Non gli fanno pena tutte quelle anime a Dio? Dopotutto, come dice sempre lei, sono pur sempre Suoi figli, no?”.

Mi aspettavo una reazione commossa e di ammirazione, in effetti la mia domanda mi sembrava molto intelligente ed ero davvero curioso di sapere cosa avrebbe risposto, quel Don che aveva sempre la risposta giusta al momento giusto.

“Ma ti pare il caso di venire a disturbarmi con queste domande stupide a quest’ora? Tornatene a casa!”
“Ma Don, scusi, ho fatto tutta la corsa, ci tengo davvero, almeno mi dica se la domanda ha senso o no”
“Dai, dai, dai, vattene via, non venire più a disturbarmi con queste stupidaggini…”

Ora ti chiedo perdono lettore, non sono per nulla certo che queste siano proprio le esatte parole che mi disse, sono però certo che mi sono arrivate così, con questa intensità, e che il messaggio era proprio questo.

Da un momento all’altro mi sono sentito sprofondare nella notte, ho perfino sentito freddo, anche se fuori, probabilmente, c’erano più di 30 gradi.
Sono uscito quasi piangendo, non sapevo più cosa pensare, la testa mi frullava vorticosamente, ero in bilico in un mare di emozioni che non avevo mai provato e che da quel giorno avrebbero segnato molto la mia vita.

Improvvisamente… era odio. Sì, lo odiavo, per avermi trattato così male, per avermi dato dello stupido e per non aver rispettato il mio dubbio profondo… forse non sapeva nemmeno la risposta, chissà, forse non era davvero quello che pensavo fosse.

Insomma, una tragedia!

Nella mente di quel ragazzino si era scatenata una tempesta senza precedenti, un terremoto di proporzioni immani, un turbinio di emozioni distruttive che mai si era scatenato prima.

Da quel giorno, e per molti lunghi anni, non sono più entrato in chiesa.

Da quel giorno è iniziato il periodo della mia vita che intitolerei: “La fase atea”.

La fase atea

La fase atea è durata molto, per circa 10 anni, costellati di grandi soddisfazioni e conquiste, ma anche segnati da grandi tradimenti e sofferenze.

Una fase bella e terribile, emozionante e sconvolgente, costruttiva e distruttiva, fino ai giorni in cui ho toccato il fondo, il baratro di questa vita: mai mi ero trovato così schiacciato dagli eventi.

Non è importante com’ero finito lì, ognuno di noi ha la sua storia, ciò che conta è che più o meno tutti quanti tocchiamo quel fondo prima o poi.

Fu proprio in quello stato, un fatidico giorno di ormai oltre vent’anni fa, che la domanda che avevo fatto dieci anni prima mi tornò in mente, come quando riguardi un vecchio film e non te lo ricordi, sembra quasi nuovo, non sai cosa sta per succedere, ma…

tu lo hai già visto!

Non ero più la stessa persona di prima (o forse sì?): diplomato al Liceo Scientifico, due anni di Fisica Nucleare a Trieste, anni di astrofilia a Remanzacco, anni di palchi paesani e nazionali col gruppo Hard Rock di San Giorgio di Nogaro e ora laureando in Astronomia all’Università di Padova, con momenti magici all’osservatorio di Asiago con l’amico del cuore Roberto Passuello e Franco Battiato a tutto volume.

Eppure eccomi lì, immobile, con la testa tra le nuvole (come spesso mi accadeva e mi accade ancora), nella mia Uno Abarth azzurro metallizzato, con tanto di scorpione originale sul volante, messa a punto dal caro cugino Ottavino, che da lì a poco si sarebbe tolto la vita lasciandomi un vuoto difficile da colmare, ancora oggi.

“Che senso ha tutto questo? 
Perché tutta questa sofferenza?
A chi giova? 
Perché siamo qui, in questo mondo, a sfruttare senza sosta la natura e a farci soffrire l’un l’altro?
Chi ha creato l’Universo? 
Dio? Dio chi? 

Ah sì, c’è chi crede che esista un Dio, caspita, me ne ero quasi dimenticato.

Ma io sono razionale, seguo la via della scienza, questo Dio non si vede da nessuna parte, mi sembra chiaro che la religione nasce quando le persone si confrontano con ciò che non conoscono, ma con il metodo scientifico non c’è nulla che non si possa conoscere, basta avere sufficiente tempo”.

Poi l’ideona, a dire il vero un po’ imbarazzante in quel momento preciso, ma sufficiente a persuadermi ad approfondire la questione:

“Caspita Tiziano, puoi ben dire che Dio non esiste e che Gesù è un’invenzione ma, da buono scienziato, prima dovresti leggere la sua storia, il Vangelo, almeno per farti un’idea più precisa.”

In effetti fu proprio lì che mi resi conto che ero di fede cattolica (almeno lo ero stato) e non avevo mai letto la Bibbia o il Vangelo

Mi consideravo ateo, o forse agnostico, eppure la verità era che semplicemente evitavo di pensare a Dio, a volte con sistemi non proprio ortodossi; non è che avessi esaminato la questione con un approccio davvero aperto e scientifico come ero solito fare con praticamente qualsiasi altro argomento mi si presentasse di fronte.

La fase della ricerca

Proprio in quel preciso istante, quel giorno, dentro la Uno Abarth azzurro metallizzato, è iniziata la fase che chiamerei “della ricerca”, una fase in cui ho cancellato la lavagna della religione e della spiritualità e mi sono messo seriamente a cercare le risposte alle tante domande che ormai si erano accumulate nella mia testa:

  • Da dove veniamo?
  • Dove stiamo andando?
  • Qual è il senso di tutto questo mondo?
  • Che cos’è l’amore?
  • Perché le persone buone soffrono?
  • Esiste Dio? E, se esiste, perché ci mette così in difficoltà?

Decisi lì di punto in bianco che avrei letto tutti i Vangeli e avrei studiato la Bibbia, come minimo.

Così feci. 

In soli quattro giorni divorai letteralmente i Vangeli e fui folgorato dal messaggio d’amore, compassione e perdono di Gesù (anche se ero ancora arrabbiato tantissimo col Don).

In questa atmosfera di “rivelazione” decisi di diventare vegetariano dopo aver sentito un vitellino parlarmi in autostrada, prima di iniziare il turno di mattina all’area di servizio Gonars Nord: già, ho fatto anche il benzinaio per diversi anni, ho iniziato a 14 anni e sono andato avanti fino a 21 anni, per avere qualche soldo in più senza pesare sui miei.

Sì, mi aveva parlato, ho sentito una voce dentro di mè chiara e forte: “Perché vuoi mangiarmi? perché vuoi farmi soffrire?”… stava andando al macello insieme a tanti altri compagni dell’ultimo viaggio, mi guardava atterrito mentre leccava avidamente le sbarre del camion che lo trasportava.

Quella voce mi parlerà altre due volte, poi non l’ho più sentita.

La fase della ricerca è durata circa 5 anni, alla fine dei quali sono approdato alla conoscenza vedica dell’antica India, tramandata per millenni da saggi realizzati e dediti alla ricerca spirituale.

Quel approdo è stato così rocambolesco che chi ascolta la mia storia stenta a credere che sia andata proprio così e pensa che io calchi un po’ la mano.

Per farla breve, la trasformazione è iniziata la sera in cui mi sono trovato di fronte a Franco, che sarebbe diventato subito dopo mentore e amico, con il numero della bestia stampato sul mio petto e lui che mi guardava attonito come se fossi un appestato.

Da quel giorno: yoga, meditazione e preghiera sono diventati velocissimamente il mio pane quotidiano, e così è iniziata la terza fase, la “fase delle risposte”.

La fase delle risposte

Sì, perché sono state tantissime le risposte che ho ricevuto e sono arrivate velocemente: erano proprio le risposte alle domande che mi facevo da anni.

Tutto è avvenuto quando ho scoperto la Bhagavad-Gita (letteralmente: il Canto del Divino), il testo sapienziale base di praticamente tutte le scuole filosofiche e religiose della spiritualità indiana, monoteiste e non.

Ovviamente, appena ne ho avuto l’occasione, ho subito sguinzagliato il mio domandone iniziale, quello che il Don aveva liquidato come “seccatura di un ragazzino”.

E boom!

Risposta data, super soddisfacente e curiosamente semplice.

Nel gennaio del 1997 ho passato praticamente un’intera settimana a fare domande per 8 ore al giorno al povero Traidas, che con tanta pazienza e tolleranza ha tenuto duro allo tsunami di dubbi che gli riversavo addosso. 

Le sue parole erano fondate sulla logica e contenevano tanta saggezza, io lo percepivo, ma ciò che mi ha convinto a dedicarmi ad apprendere e mettere in pratica gli insegnamenti spirituali della Bhagavad-Gita è stata la risposta alla domanda chiave per me in quel periodo: “Che cos’è l’amore?”.

Risposta immediata, senza nemmeno pensarci su: “Amore è Servire, Amore e Servizio sono sinonimi.”

In una frazione di secondo ho lasciato andare pesi enormi che mi portavo da una vita (o chissà da quante), sì, quella era la vera definizione, e questo era il mio cammino. 

In questo testo sapienziale illuminante si trovano insegnamenti essenziali e risposte estremamente semplici (a volte quasi disarmanti) che non sono legate a una specifica religione, razza, credo o cultura: sono universali.

La Bhagavad-Gita è il manuale di istruzioni del mondo, del corpo, della mente e dell’anima che nessuno, purtroppo, ci ha dato in dotazione alla nascita. 

Descrive per filo e per segno da dove veniamo e perché veniamo in questo mondo.
Parla di amore, di compassione e di perdono, parla di Dio (anzi, è proprio Dio che parla…) e dei nostri fratelli, parla del nuovo mondo che può essere realizzato fin da subito, mentre siamo ancora incarnati in questo corpo.

La Bhagavad-Gita non rifiuta e non demonizza la materia, ma offre una visione integrata della realtà in cui ogni pezzo del puzzle della vita trova posto in un magnifico disegno: il disegno universale di un Dio che è, ovviamente, amore infinito e benevolenza pura (altro che inferno eterno!).

In quello stesso periodo la voce si è fatta sentire altre due volte per presentarmi due persone chiave per la mia vita:

  1. “Questo è il tuo Maestro Spirituale”, ho sentito mentre guardavo per la prima volta in una foto meravigliosa e ieratica il Maestro che da lì a poco mi avrebbe accettato come discepolo e che ha dato un impulso pazzesco al mio cammino verso le risposte alle domande esistenziali e cosmiche: risposte semplici, con amore.
  2. “Questa è tua moglie”, ho sentito quando ho visto per la prima volta la donna della mia vita, Annalisa, già discepola dello stesso Maestro, che avrebbe avuto l’arduo compito di lenire le ferite profonde lasciate dalle relazioni precedenti e sopportare i momenti difficili che da lì a poco sarebbero arrivati a scuotere la nostra vita (ehi, non preoccuparti però, c’è anche tanta gioia e felicità, vedrai…)

Il timbro della voce era lo stesso, stessa identica voce… come ti ho detto prima, non l’ho mai più risentita!

La fase della pratica

Questa è la nuova fase che chiamerei “della pratica”, una fase di alti e bassi nel tentativo di capire e vivere la trascendenza, di coniugare una modernità costellata di frivolezze e superficialità con il tendere verso l’eccellenza e la virtù e di integrare e armonizzare i piaceri di questo mondo con le istanze di rigore e costanza della pratica spirituale.

In questo periodo ho conosciuto il Vastu, il Feng Shui indiano, che mi ha fin da subito affascinato per la sua semplicità e capacità di leggere il destino degli abitanti semplicemente applicando il Vastu Purusha Mandala. Insieme al Vastu l’astronomia e la cosmologia vedica piena di tantissimi riferimenti alle ricerche scientifiche più moderne.

Insomma l’incontro con una civiltà e una cultura che mi ha letteralmente travolto con tanta meraviglia e fascino, e che contemporanemanete mi ha messo alla prova più volte, perché la conoscenza vedica con la C maiuscola ti scuote dall’interno e dall’esterno per far cadere tutte le false convinzioni, e non puoi tenertele.

Questa fase, fianco a fianco di Annalisa, è durata oltre vent’anni: sono arrivato fino a rinnegare alcune delle mie guide con lo stesso ardore con cui le avevo accettate, per poi ritrovare il sentiero dell’amore e del perdono, perché finalmente stanco di guardare le pagliuzze negli occhi degli altri.

Proprio in questo periodo ho realizzato sulla mia pelle, per la seconda volta, il famoso proverbio: “l’abito non fa il monaco”, e così dentro di me ho “fatto pace” con il Don che quasi vent’anni prima mi aveva cacciato via in malo modo.

Ho realizzato che non basta aderire ad una religione o a un movimento per diventare persone migliori, e sicuramente non basta cambiare vestito, dieta o rituali, così come è sbagliato giudicare una tradizione millenaria e il messaggio che sta portando dal comportamento di poche persone, anche se sono rappresentanti ufficiali di quella tradizione.

So che potrebbe sembrare banale, ma ho scritto apposta “realizzato” invece che “capito”, perché tra capire qualcosa e realizzarlo nella pratica ci sta la stessa distanza che separa la conoscenza dalla saggezza.

Siamo tutti in cammino, così come lo è il Don e le altre guide che in quel periodo hanno segnato la mia vita, a volte anche con una sofferenza profonda; ma soprattutto lo sono io che per primo ho creato le situazioni intorno a me perché tutto questo avvenisse.

Alla fine di questa fase ho scolpito come la pietra nel mio cuore due importanti insegnamenti: l’importanza cruciale di avere un Maestro spirituale autentico e illuminato a cui fare riferimento anche nei momenti di crisi, e che l’essenza del mio percorso spirituale era lavorare su me stesso e cercare di raggiungere io la purezza di cuore e le qualità spirituali che pretendevo avessero gli altri.

In questo periodo ho passato quasi cinque anni a lavorare i campi: ricordo ancora le sane fatiche fisiche con i pali del vigneto in spalla e il sudore sulla fronte, ore e ore sul trattore ad arare i campi e giornate intere a piantare e coltivare i nostri ortaggi in serra (meloni, zucchine e pomodori come se piovesse, buonissimi…).

Per tre anni tutti i fine settimana nei mercatini del biologico con i nostri biscotti e craker cucinati nel laboratorio adiacente ai campi, con le nostre farine di grano e farro.
Biscotti e cracker rigorosamente “senza”… senza zucchero, senza latticini, senza uova, senza, senza, senza… 

“Ma cosa c’è dentro?” chiedevano divertiti i clienti che si accalcavano al banchetto sotto i nostri ombrelloni. 

Momenti di gloria e di delusione (non per il business…) insieme all’amico fraterno Efisio Atzori, che con grande senso di abnegazione e amicizia sincera mi ha sempre agevolato perché terminassi gli studi di astronomia alleggerendomi dai miei impegni lavorativi ogni qualvolta era possibile farlo.
Insieme abbiamo fatto risorgere e portato al successo e all’innovazione un’azienda agrituristica sull’orlo del fallimento, la BioGovinda, che ancora oggi produce biscotti e crackers sani e deliziosi, come una volta.

Non ti nascondo, caro lettore, che è stata dura, perché ho dovuto più volte scalfire quella rigida corazza che nel tempo mi ero costruito, una corazza di razionalità e autoefficienza spinta ai limiti, di proiezione verso il risultato e il successo fino a sfociare, a volte, nel cinismo.  

Quella corazza era ed è una prigione (ognuno di noi si costruisce la propria corazza…), che viene da una delle più potenti paure che esistono in questo mondo: la paura della morte. 

Di solito non ci pensiamo finché non è troppo tardi, perché è un tabù, ma soprattutto perché non abbiamo risposte, o meglio non abbiamo risposte semplici per questo genere di domande esistenziali.
Ebbene, la Bhagavad-Gita ha le risposte per questo genere di domande (e non solo), e sono davvero semplici. 

Ho conseguito un Dottorato PhD in Astronomia e proprio dopo l’esperienza con la BioGovinda ho fatto ricerca nel campo della cosmologia delle galassie all’Università di Padova con diverse pubblicazioni scientifiche. 

Ho fatto parte di un team di ricercatori astronomi di alto profilo internazionale, ho imparato a lavorare in squadra e, specialmente, ho toccato con mano quanta energia e dedizione ci vuole per produrre risultati scientifici solidi e concreti, e quanto è invece facile gettare fumo negli occhi vantando “risultati scientifici” che di scientifico hanno solo il nome, spesso usando i paroloni del linguaggio accademico arzigogolato tipico delle lobby e delle cricche della pseudo-scienza. 

In questi anni da ricercatore ho consolidato una mentalità pragmatica per quanto concerne la risposta a quesiti di varia natura, l’organizzazione del pensiero e lo svolgimento di un esperimento per avere dati sulla base dei quali compiere determinate scelte.

Questo è lo stesso tipo di pragmatismo che ho usato nello studio e della pratica degli insegnamenti della Bhagavad-Gita e del Vastu.

Dal 2010 in poi ho iniziato la mia carriera nel Marketing Online e nell’insegnamento dell’Infomarketing a migliaia di studenti.

Ho guidato diversi progetti online da milioni di euro di fatturato, spesso dietro le quinte, e anche insegnando a guadagnare online con le proprie passioni e competenze.

Questo mi ha portato a conoscere da vicino il bello e il brutto della prosperità e della ricchezza: ho potuto toccare con mano gli effetti devastanti dell’avidità e del desiderio di potere, sia su di me che sugli altri.

Ho visto da vicino quanto la mente possa essere amica e nemica delle persone e come il 99% dei problemi che abbiamo nel conseguimento dei nostri obiettivi di felicità e prosperità non siano altro che meccanismi della nostra mente (e la Bhagavad-Gita è piena di riferimenti e soluzioni per questo).  

Mi sono misurato personalmente con la ricchezza e tutto quello che può portare quando non è equilibrata dalla conoscenza: arroganza, presunzione, cinismo, avidità, stress, volontà schizofrenica di controllo e di potere. 

Negli anni, e incontrando centinaia di persone, mi sono misurato anche con il suo opposto, ovvero la povertà, intesa non come situazione sfortunata di qualcuno o status economico di qualcun altro, ma come pigrizia, indolenza, procastinazione, pressapochismo e scarso desiderio di donare i propri talenti naturali in uno spirito sano di servizio.

In questo ambiente in cui le spinte a migliorare il mondo e dare il proprio contributo positivo alla società si mescolano con le mire personali di guadagno e con le dinamiche numeriche di risultato che sono connaturate nel business, ci sono stati momenti intensi in cui mi sono trovato davanti a delle scelte difficili: il classico bivio tra il bene e il male, tra la forza e il suo lato oscuro, tra la luce e le tenebre.

A volte ho vinto e altre sono stato vinto, ma la conoscenza vedica è sempre stata il faro che mi indicava la strada, anche quando l’ho rifiutata e le ho voltato le spalle guardando da un’altra parte.

È rimasta il mio faro perché le sue risposte sono semplici, attingono ad una sapienza che è già dentro di noi, deve essere solo risvegliata.

La fase della restituzione

Questa sarebbe la fase di chi ha ricevuto tanto e sarebbe ora di restituire qualcosa, in spirito di gratitudine.

Sarebbe dovuta iniziare molto prima, infatti son diversi anni che il mio Maestro Spirituale, Radhanath Swami, autore di “Ritorno a Casa – Autobiografia di uno Swami Americano” e del sequel “Ritorno all’Anima – Guida Contemporanea all’antica Scienza dello Yoga”, mi chiede di condividere le mie conoscenze vediche col mondo.

Certo, insegno Vastu da tantissimi anni e ho iniziato la lettura della Bhagavad-gita online in diretta ogni giovedì sera, ma non ho mai preso davvero sul serio la missione che ha sempre voluto facessi mia.

Proprio quest’anno, il 2022, durante un pranzo a casa mia che ha voluto fare rigorosamente da solo con me e mia moglie Annalisa, mi ha detto con gravità e decisione: “Giridhari dasa (questo è il nome spirituale che mi ha dato nella primavera del 1999), adesso i tempi sono maturi, è venuto il momento per te di aiutarmi a diffondere questo messaggio in larga scala.”

Il tempo di un respiro e mi sono rivisto davanti al citofono del Don, con la mia domanda forse stupida e inopportuna, ma tanto desiderio di capire e conoscere Dio veramente.

Poi, come un film accelerato, le mille esperienze della mia vita: il liceo scientifico, fisica nucleare a Trieste, i lunghi turni a fare il pieno di benzina all’area di servizio, l’anno di obiezione di coscienza a San Donà come giardiniere, il matrimonio, l’iniziazione spirituale, l’agriturismo BioGovinda, la laurea e poi il dottorato di ricerca all’Università di Padova, il diventare padre, il business online e l’esperienza di marketing, i viaggi in India, ecc…

Era arrivato il momento della sintesi, era arrivato il momento di lasciarmi tutto alle spalle e iniziare questa nuova fase della vita.

E anche in questo caso non poteva mancare una così detta coincidenza: proprio mentre sto scrivendo le ultime righe di questa dichiarazione di inizio della missione affidatami dal mio Maestro, sono in India, al Govardhan Eco Village (il progetto a cui probabilmente tiene di più), è il 2 Novembre, il giorno dei morti, il miglior giorno per lasciar andare ciò che non serve più e guardare oltre, e fra tre giorni esatti presenterò la mia ricerca scientifica sul Vastu e sulla Cosmologia Vedica ad un congresso internazionale di Cosmologia Puranica e Siddhantica che si terrà proprio qui al villaggio.

Da questo ultimo incontro con Radhanath Swami prendono il via tre nuovi importantissimi progetti:

  1. CasaVastu, corsi e consulenze Vastu e diffusione della conoscenza vedica con il nuovo blog e il canale telegram
  2. Bhaktivedanta Institue for Higher Studies, ricercatore astronomo spirituale in questo istituto di ricerca che aspira ad un nuovo tipo di scienza che tenga conto che l’uomo è un’anima
  3. My Sweet Krishna, una nuova rubrica tutta dedicata alla Bhagavad-gita in cui andremo oltre i luoghi comuni e cercherò ancora più di prima di calare le parole di Krishna nella vita quotidiana, nelle lotte che ognuno di noi fa ogni giorno, nei dibattimenti interni, nel modo di affrontare i dubbi, le crisi e le gioie.

Ebbene sì, ormai l’ho scritto e pubblicato: da oggi inizia la nuova fase, quella della restituzione.

Ogni gioia e felicità,

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Tiziano Valentinuzzi

Tiziano Valentinuzzi

Tiziano Valentinuzzi, laurea e dottorato in Astronomia e digital strategy expert di fama, studia e insegna Vastu e meditazione da oltre 25 anni. Amante della vita e dell’azione positiva, il suo motto è “vivi la vita che desideri” e ha insegnato a costruire la propria libertà personale e felicità a migliaia di studenti.

12 risposte

  1. Ho sempre sempre sentito di avere una grande stima di anche senza conoscere il percorso di vita.
    Grazie per questa condivisione!!!!

  2. Ti Auguro tutto il Bene per questo inizio che poi è un proseguire del percorso del Tuo Darma, orgoglioso di conoscere (anche se poco)e toccare con mano ,…dito tra mi e ti conoxere un bon Santolo non xe mai male… sicuramente ne beneficheremo anche noi . Grazie…..Austu visto El fio dove ha xe riva’.

    1. Ah ah, sei forte 🙂 Grazie di cuore per il sostegno e l’amore…

  3. Ho letto la tua dichiarazione tutta d’un fiato, Tiziano.

    Complimenti di cuore per il tuo cammino e per aver accolto questa nuova fase di restituzione.

    Mi resta impressa la frase
    “tra capire qualcosa e realizzarlo nella pratica ci sta la stessa distanza che separa la conoscenza dalla saggezza.”

    La porto con me, insieme al tuo esempio…

    Ps: uomo fortunato ad aver incontrato Annalisa

    1. Sì, Annalisa si prende cura di me in tantissimi aspetti, sono molto fortunato. E sì, quella frase è importante, sono felice che l’hai colta e hai voluto sottolinearla, si trova anche nel film “La forza del campione”, che consiglio a tutti.

  4. Grazie caro Giridhari per aver condiviso la tua esperienza e per aver aperto il tuo cuore. Sei una brava persona e come eco alla Tua storia di dico che sei sempre stato generoso e sincero e sono felice di averti conosciuto. Ti auguro il meglio caro amico.
    A presto Efisio(Ekabhakti dasa)

    1. Grazie mille caro amico, felice che hai fatto parte e fai parte della mia storia, il successo nella vita è in gran parte fatto dalle persone di cui ti circondi. GRAZIE!

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